Hena

Questo scrivevo, qualche tempo fa, di un piccolo gioiello che avevo avuto occasione di leggere, Hena.

Una prosa piacevole, quella di questo breve romanzo di Grazia Giordani, che trae ispirazione all’affascinante figura della madre dell’autrice.

Una prosa ariosa, come una musica che prediliga una tonalità maggiore. Nell’insieme fa pensare alla prosa degli autori triestini, come quella di Fulvio Tomizza, che dell’autrice fu sincero amico. Al gusto di Tomizza la Giordani è legata dal comune rifiuto degli effetti speciali più pesanti del linguaggio emozionale, dall’amore per una pennellata leggera, che rende meno gravose anche le note tristi, inevitabili in una narrazione che non vuol essere travisamento della realtà, ma serena accettazione di essa. La necessità di ripercorrere lo spazio del ricordo fa riemergere dalla nebbia le magiche atmosfere di un passato che sembra più vicino alla poesia dell’Amarcord felliniano che alle dolenti rappresentazioni narrative di gusto neorealista della nostra storia novecentesca.

La narrazione parallela delle vite destinate a incontrarsi, quella di Ena-Hena e dei suoi due mariti, lo scultore Giorgio Giordani, morto purtroppo ancora alle soglie della maturità e all’apice del successo, e il medico veterinario Ennio, è un brillante escamotage narrativo, che consente di movimentare la struttura del libro, specie nei primi capitoli.

La descrizione della vita di Ena, nella sua maturità, a Badia, rischia di seguire l’involuzione dell’acquisita normalità di un’esistenza che aveva avuto momenti di eccezionalità e fulgore, ma il riscatto giunge nel finale, imprevedibile per l’ignaro lettore, in cui le atmosfere bontempelliane riappaiono in tutta la loro magia. Sembra di vedere, nel leggere, le immagini di Casorati, di Carrà, di Arturo Martini, dello stesso Giorgio Giordani, il cui mondo si dissolve nell’indistinto come le sue sculture in cera divenute “masse informi”, mentre si tenta di capire, da quel che ne resta, il mistero del diario di Hena.

Quest’autrice che non ama strafare prosegue poi la sua proposta di scrittura raffinata e intelligente con la sua raccolta di racconti Pelle di ramarro e con i testi che, di volta in volta, regala ai suoi lettori sul web.

Uno di questi racconti mi ha colpito per la delicatezza della storia e dell’analisi del pensiero femminile. Vorrei riproporlo anche a voi: L’uomo della gru.

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