Fantasmi all’Opéra

Ho trovato, tra i vecchi libri di mia nonna, una versione italiana di un libro di Gaston Leroux, probabilmente il suo romanzo più famoso, Il fantasma dell’Opera.

L’edizione è quella di Nerbini, del 1946. Siamo in pieno dopoguerra e non si può pretendere la perfezione. Qualche frase lascia a desiderare, e le ore rosa del Mazenderan alla fine del libro diventano rosse, con maggior verosimiglianza, considerato l’argomento.

Leroux strizza l’occhio al Mirbeau del giardino dei supplizi. Il libro di Mirbeau è del 1899, quello di Leroux del 1910 e il richiamo al Giardino è evidente nella camera dei supplizi, inventata da Erik.

L’esotismo è uno degli aspetti caratteristici del buon Leroux. Se il giardino di Mirbeau faceva riferimento alla Cina, nel Fantasma si tratta di un esotismo da Orient Express, più vicino a quello diffuso a piene mani nella cultura occidentale da Pierre Loti. Intriso di mollezza e di crudeltà e di un morboso erotismo l’approccio del Giardino, molto più soft la trama del Fantasma. Ritroviamo lo stesso genere di esotismo anche nella serie dedicata a un fortunato personaggio di Leroux, il giornalista investigatore Rouletabille. Per questi aspetti, Leroux e Mirbeau forniranno argomenti anche all’esotismo lascivo e nostrano di Guido da Verona. Inguaribilmente tardoromantico e gotico, però, il romanziere francese, e molto meno mondano dei nostri dannunziani.

Il tema primario del romanzo è quello, da sempre amato dalla letteratura di impronta romantica e poi decadente, della diversità, coniugato con varie modalità e sfumature. L’essere diverso appare da un lato mostruoso, ma poi rivela doti che ne fanno quasi un superuomo. Victor Hugo è stato uno degli scrittori che più hanno contribuito a creare e rendere popolari mostri umani, come Quasimodo o L’uomo che ride. Ma la letteratura romantica e gotica presenta esempi di grande efficacia, dalla creatura di Frankenstein a Dracula, fino alle figure proposte dagli epigoni del romanticismo nei fumetti e nel cinema in epoche più recenti. Si tratta per lo più di un eroe delle tenebre che conserva una sostanziale ambiguità: malvagio quanto basta, ma nello stesso tempo capace di reazioni profondamente umane e oggetto di pietà, per la sua diversità incolpevole. In lui, come in tanti altri suoi “colleghi”, convivono e si manifestano, in maniera spesso esasperata, le forze del male e quelle del bene, come se tutti condividessero l’infelice destino di Jeckill-Hyde, il mitico personaggio di Stevenson.

Se in qualche misura il libro di Leroux si differenzia da altre gotiche e tenebrose realtà, è nella commistione di comico e tragico, nella rappresentazione di una cornice mondana che ha momenti di efficace umorismo e di leggerezza da vaudeville. Non a caso la bizzarra storia del fantasma ha avuto tanta fortuna anche in forme come il musical, erede contemporaneo del teatro musicale leggero, che un tempo esprimeva il genere dell’operetta.

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