La strada

In un mondo sconvolto da una catastrofe che ha cancellato la vita animale e vegetale, un uomo e un bambino, padre e figlio, si spostano verso il sud, per sfuggire al gelo di un nuovo inverno. Per sopravvivere è necessario trovare cibo, in qualche locale o abitazione non ancora saccheggiata, e soprattutto difendersi dalle bande di esseri disperati che, per sostentarsi, uccidono altri uomini e se ne cibano. Nel loro lungo viaggio verso il sud e il mare i due sperano di incontrare i sopravvissuti “buoni” e di unirsi a loro.

La narrazione è tenuta da McCarthy a un livello stilistico alto. Il tono è elegiaco. Il discorso intende essere emotivamente coinvolgente. Eppure il libro non convince del tutto.

La presenza del bambino è un troppo evidente ammiccare, anzi un giocare sporco, al patetico. In teoria il personaggio del bambino avrebbe una sua precisa funzione: rappresenta il futuro, la speranza, in un mondo in cui la speranza sembra ormai qualcosa di scomparso, un sentimento sepolto. Invece McCarthy mira a realizzare il suo personale giro di vite, carica eccessivamente il livello emozionale e riesce solamente a sottrarre autenticità alla storia.

Le criticità della narrazione sono però anche di natura diversa. Una catastrofe di cui non viene spiegata la ragione e che sembrerebbe aver eliminato ogni forma di vita (ma allora perché avrebbe risparmiato una parte degli uomini?) è poco credibile. Sappiamo che, anche nella peggiore delle ipotesi, qualcosa si salverebbe: qualche pianta, qualche animale. Inparticolare alcuni insetti, vari microorganismi. E l’uomo tenterebbe in qualche modo di rimettere in piedi una catena alimentare. La strada invece chiude ogni possibilità, sembra affermare e descrivere la più totale assenza di prospettive, limitandosi a raccontare la desolazione di un pianeta morto. A questo punto il lettore non riesce a capire da cosa possa rinascere una speranza, se l’unica prospettiva di sopravvivenza sembra legata all’antropofagia. Se i buoni non mangiano i bambini e non rimane altro da mangiare, si può sapere come faranno a nutrirsi? Tutto è rimandato a un oltre e a un quando di cui non sappiamo e non sapremo mai niente. Insomma, come dice un vecchio proverbio, finché c’è vita, c’è speranza.

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