Fidarsi è bene

Salvatore Natoli è un attento osservatore dello “spirito del tempo“, lo Zeitgeist hegeliano. Annusa e recepisce l’ aria che tira, ne trae diagnosi chiare, propone rimedi possibili, sempre esprimendosi con una invidiabile chiarezza.

L’ aria che tira oggi è un vento forte di sfiducia e diffidenza. Le grandi narrazioni novecentesche sono tramontate, in crisi il Cristianesimo storico, le ideologie laiche come il marxismo, le filosofie del riscatto e della “Fine della Storia”. Viviamo in una società multiforme, in cui i riferimenti sono incerti e precari. Da qui il disorientamento, a cui segue la sfiducia, che colpisce anzitutto le istituzioni, e poi la politica, incapace di tutelare il benessere collettivo.

La fiducia si rifugia inizialmente nel privato: la famiglia, gli amici, il piccolo mondo in cui cerchiamo identità, rifugio, difesa da quello grande. Noi, contro tutti gli altri.

E tuttavia la fiducia è una dimensione essenziale della vita umana, non è eliminabile. È lo stato originario della condizione umana, la sicurezza del neonato al seno della madre, l’ archetipo dell’ angelo custode che “illumina, protegge, regge e governa”. Conosciamo la fiducia perché siamo stati custoditi.

Ma questo non basta. Qui Natoli si rifà a Wittgenstein:

“II fatto che qualcosa sia per me saldamente acquisito non ha la sua ragione nella mia stupidità o nella mia credulità. (…) Io credo a quello che gli uomini mi trasmettono in una certa maniera. Così credo a dati di fatto geografici, chimici, storici. (…) Naturalmente, imparare riposa sul credere.“ (L. Wittgenstein – Della Certezza)

Noi non siamo mai un inizio, entriamo in un mondo già avviato e precedente, da cui riceviamo il linguaggio, delle tradizioni. Impariamo molte nozioni. Tutto questo fa parte della “certezza originaria”.

Esiste però un momento chiave, quello in cui in cui si apre la prima crepa, la domanda a cui il padre non sa rispondere, la prima esperienza del limite, il primo contatto col dubbio. Lo stato originario è perduto per sempre. La reazione immediata è quella di non fidarsi più di nessuno, oppure, al contrario, fidarsi immotivatamente, cadere nel fideismo, nella superstizione. Poi, piano piano si riemerge. Senza fiducia non si vive. Perduta la certezza, si va alla ricerca della verità.

La fiducia diventa allora atto deliberato, il “credere in” qualcosa o qualcuno a ragion veduta, dopo averne valutato il comportamento “affidabile”, attraverso la con-fidenza, la frequentazione. Dice Natoli (p.59):

Chi ha fiducia non dubita dell’altro – in assoluto gli crede – chi l’ accorda tiene in conto che possa essere disattesa e prima di darla calcola tra costi e benefici”.

Il credere ha ovviamente un’ origine religiosa, ci si affida ad un dio che ci proteggerà in cambio della nostra devozione. Ma anche il sistema bancario si fonda sul “credito”. È vero, la fiducia è pur sempre una scommessa, e comporta una certa dose di rischio, più facile da accettare se si ha fiducia in se stessi e nella propria capacità di superare l’ eventuale delusione. Ma senza rischio non c’ è guadagno, e senza dare fiducia si sprofonda nella psicosi, incapaci di creare legami. L’ autosufficienza non è data.

E tuttavia la società chiede ancora di più, chiede che ci si fidi di persone che non si conoscono, attraverso la garanzia delle istituzioni. Questo è infatti il ruolo delle istituzioni, accordare le aspettative reciproche di persone che non hanno attraversato la fase di frequentazione reciproca necessaria a costruire la fiducia. Per questo il collassare della fiducia nelle istituzioni disgrega il tessuto sociale, frantuma la comunità, mette tutti contro tutti, favorisce la nascita di forme di autotutela, persino autoritarismi.

“Non è infatti il conflitto ad attentare al bene sociale – il conflitto, anzi, può essere motivo e occasione di un suo miglioramento – ma il consuetudinario, muto disattendere le reciproche aspettative, il sottrarsi agli impegni presi: in breve il non fare il proprio dovere.” (p. 90)

È quello che osserviamo oggi, quello spirito del tempo da cui la riflessione di Natoli ha preso le mosse.

Come se ne esce ?

Il discorso di Natoli si chiude su una nota di speranza. L’ unica forza in grado di superare la sfiducia è la generosità, l’ anticipare il bene scommettendo, il dare a fondo perduto senza aspettative di ritorno. Abbandonare la contabilità di diritti e doveri per ragionare in termini di virtù. Il Cristianesimo stesso sembra oggi trovare forza concentrandosi sulla pratica della carità e della misericordia.

È una condotta innaturale, certo, ma capace di ispirare.  Il bene – diceva Spinoza – si diffonde da sé.

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