Mal’aria

Mal’aria, una delle prime storie generate dalla fantasia, esuberante ma razionale, di Eraldo Baldini, è un piccolo classico della letteratura gotica, e rientra, per spirito e ambientazione, in quel genere che viene a buon motivo definito “gotico rurale”, come enunciato nel titolo di una famosa raccolta di racconti dello stesso autore.
La storia sembra orientata in modo inequivocabile. Da un lato le forze positive, rappresentate dall’ispettore inviato da Roma e dai suoi deboli alleati, dall’altra i fascisti guidati dal ras Oreste Bellenghi, forte dell’appoggio di una comunità soggiogata con la violenza e con la lusinga del lavoro. Tutte le tragedie sofferte dal paese sembrano funzionali alla conservazione di un potere economico e politico, che ha le sue radici nella miseria e nella superstizione.
Il finale ci pone però di fronte a una espressione più profonda del male, a una mostruosità più spaventosa di quel che potrebbero essere gli interessi di una banda di criminali che si fanno scudo del potere della milizia fascista.
Il colore nero, che sovrasta e annienta i rivelatori di un lungo orrore, è una forza primordiale che domina quelle terre, quella “Borda” che forse esiste davvero, e di cui le camicie nere sono semplici ed efficienti strumenti.
Per questo l’opera di Baldini si colloca, di prepotenza, in quella fascia della letteratura che già aveva dato vita a rappresentazioni profonde e interiorizzate del male. Sembra di risentire, nel leggere questo breve romanzo, l’angoscia che trasuda da certe pagine di Conrad o che si evidenzia in alcuni tra i pezzi più tormentati e autentici della stravagante mitologia di Lovecraft. L’ineluttabilità del male e la sua strutturale invincibilità rendono vano ogni tentativo dell’uomo di mutare il cammino dell’esistenza, come in un romanzo di Faulkner o del suo maggior epigono attuale, Cormac McCarthy. Non c’è speranza in questa storia, come nell’Inferno dantesco. L’unico strumento per evitare l’annientamento è la fuga, ammesso che una fuga sia possibile.
La forza e il valore aggiunto di Mal’aria sono però il suo sostrato culturale, il preciso apporto delle conoscenze storico-amministrative e antropologiche, che trasformano quella che avrebbe potuto essere una semplice espressione di una letteratura di genere horror in una testimonianza notevole, che racconta, meglio di qualunque testo storico o sociologico, i problemi e le sofferenze di una terra e dei suoi abitanti, in un preciso momento della sua storia.

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