Il mondo nuovo

Il mondo nuovo (Brave new world) è il libro più famoso di Aldous Huxley, personaggio che fu tra i protagonisti della cultura occidentale del Novecento.
Si tratta di un classico della letteratura di anticipazione, che propone una visione originale e disincantata della società occidentale e delle sue prospettive di sviluppo, in parte anticipate in opere precedenti, quali Crome Yellow.

Molto letto negli anni del secondo dopoguerra, Brave new world oggi è molto meno conosciuto, anche se merita di essere riproposto, per la visione critica di una possibile evoluzione totalitaria delle società democratiche, in forme che sembrano accostarsi a quelle dell’attuale globalizzazione e dell’assoluta supremazia del mercato su ogni potere o ideologia.
La prima parte del romanzo si svolge come uno scritto del passato, elaborato da un vecchio filosofo, come quelli di Swift o Cyrano. La rappresentazione grottesca e piuttosto piatta di una immaginaria civiltà del futuro, con enunciazioni paradossali e toni didascalici, non risulta appassionante. Il discorso è più pamphlettistico che narrativo; anzi, a dirla in breve, di narrativo questa sorta d’introduzione ha molto poco.
Il colpo di genio, il battito d’ala che consente a Huxley di librarsi nel cielo della letteratura è invece la conclusione del capitolo, in cui l’avvicendarsi velocissimo di scene che s’interrompono e s’inseguono dà l’impressione della visione su un monitor che offra la rappresentazione contemporanea di azioni che si svolgono in luoghi diversi.
Il paragone, che sorge spontaneo, con 1984, il libro di anticipazione orwelliano, mette a confronto due differenti modalità espressive. Orwell racconta l’incubo del totalitarismo, Huxley si serve di pennellate da commedia per enunciare l’irresistibile seduzione di un mondo ipertecnologico, che ha superato le forme tradizionali di organizzazione della società umana.
1984 racconta la forza spropositata del potere, il suo tragico destino oppressivo. Il mondo nuovo invece narra l’inarrestabile movimento del progresso. Le forme del condizionamentio cui il genere umano è sottoposto sono molto meno violente di quelle raccontate da Orwell, che si ispirava agli orrori del totalitarismo storicamente realizzato nel Novecento nelle società nazionalsocialiste e comuniste. Il mondo nuovo presenta un volto sorridente, rappresenta l’ideologia del benessere assoluto e obbligatorio, in cui tutti sono e devono essere felici. E come si potrebbe non esserlo in una società che si assume come compito quello di soddisfare ogni esigenza e di eliminare ogni forma di conflitto?
La conclusione del Brave new world è però in fondo assai simile a quella orwelliana e crudamente pessimistica. Non ci può essere speranza di un’umanizzazione di queste forme di società. Ribellarsi è impossibile e, quando si cerca di opporsi alle strutture che ci dominano, si va incontro all’autodistruzione.

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