Da dove veniamo (e dove andiamo)

Tra le domande che ciascuno di noi si è fatto almeno una volta nella vita credo ci sia quella su cosa renda la nostra specie diversa da tutte le altre, al punto da trasformare una scimmia nuda e nemmeno troppo robusta nella specie padrona del mondo. C’è chi tira in ballo la corteccia prefrontale e chi il pollice opponibile, chi attribuisce il fenomeno all’ invenzione del linguaggio e chi ai simboli.

La risposta che propone Harari nel suo saggio “Sapiens” è apparentemente spiazzante: Homo Sapiens ha trionfato grazie alla capacità unica di collaborare in modo flessibile su scala molto ampia, di migliaia o milioni di individui. Questa capacità non è innata: Homo Sapiens esiste da almeno 200-250.000 anni, ma soltanto 70.000 anni fa ha attraversato quella che Harari definisce “Rivoluzione Cognitiva”. Di che cosa si tratta ? Del buon vecchio linguaggio simbolico, la facoltà di combinare un numero limitato di suoni per produrre un numero illimitato di frasi. In particolare – ed è questo il punto chiave – il linguaggio simbolico permette agli uomini di parlare non solo di ciò che esiste, ma anche di ciò che non esiste: i miti collettivi.

La chiave della collaborazione su larga scala è appunto la credenza condivisa in cose che non esistono: miti religiosi, nazionalismi, società per azioni o, più semplicemente, il denaro. Una banconota è un pezzo di carta di nessun valore intrinseco e di scarsa utilità pratica, eppure io posso dare questo pezzo di carta ad una persona che non ho mai visto prima in vita mia, ed ottenere in cambio cibo, vestiti o altri beni materiali. Provateci con una scimmia…

Armato di linguaggio simbolico e di “costrutti sociali”, Sapiens parte dunque alla conquista del mondo. Dove arriva lui, scompaiono non solo le altre specie di Homo ma anche gran parte dei grandi mammiferi. Il terrore dell’ ecosistema.

Dopo aver popolato la Terra ed essere vissuto per molti millenni in tribù di cacciatori-raccoglitori, Sapiens è pronto per una nuova rivoluzione: intorno al 10.000 a.C. inventa l’ agricoltura e addomestica gli animali che gli tornano utili. La Rivoluzione Agricola consente di estrarre molto più cibo per unità di territorio, e dunque di nutrire molte più persone, ne consegue una vera e propria esplosione demografica.

Le condizioni di vita migliorano ? A questa domanda Harari risponde con un secco “no”. La Rivoluzione Agricola – sostiene – fu la più grande impostura della storia. Un agricoltore lavora più ore rispetto al cacciatore-raccoglitore, è più esposto alle epidemie ed alle catastrofi naturali, per non parlare delle devastazioni prodotte dai predoni umani. E dunque ?
L’ agricoltura fu un successo per la specie umana, consentendo di aumentare enormemente la popolazione, punto. Il benessere del singolo non ha praticamente rilevanza. Allo stesso modo l’ allevamento rappresenta un successo evolutivo per i bovini, che sono oggi un miliardo e mezzo, pur se la vita di un singolo vitello è breve e piena di terribile sofferenza. Per di più, l’ aumento della popolazione rese l’ agricoltura una scelta irreversibile: non sarebbe stato più possibile sfamare tutti con la caccia e la raccolta.

Il surplus agricolo rende adesso possibile la specializzazione del lavoro, ma permette anche di sostenere delle élites di capi politici , sacerdoti, soldati, artisti e la collaborazione su larga scala prende ulteriormente quota, alimentata dai miti condivisi, generalmente con una base religiosa. L’ impero accadico può contare su un milione di sudditi, l’ impero romano arriva a cento milioni. Su questa scala, la collaborazione poggia su un’ altra innovazione epocale: la scrittura, originata appunto dalle crescenti esigenze contabili degli Stati nascenti. Con la specializzazione cresce in modo esponenziale anche il numero di beni scambiabili, e nasce l’ esigenza di avere un unico riferimento per calcolare il valore di ogni cosa: ecco dunque il denaro, “il solo sistema di fiducia creato dagli umani che sia stato capace di scavalcare quasi ogni divario culturale”.
I grandi imperi, nonostante massacri ed oppressioni, svolsero anche una funzione positiva, di unificazione di popoli e culture diverse, a volte persino contro le intenzioni dei loro stessi governanti.

La terza grande rivoluzione dell’ Homo Sapiens arriva circa 500 anni fa: la Rivoluzione Scientifica. Da allora, la popolazione mondiale è aumentata di 14 volte, la produzione di 240 volte ed il consumo di energia di 115.
Nella terza parte del saggio, Harari mostra come la micidiale combinazione di tre elementi capaci di rafforzarsi a vicenda, capitalismo, imperialismo e progresso scientifico, abbia messo in grado la piccola Europa occidentale di estendere il proprio dominio praticamente su tutto il mondo, generando una cultura ormai divenuta universale.

Lo stile di Harari è piacevolmente scorrevole, spesso divertente, e il volume, nonostante le 500 pagine, si legge con facilità. Pur senza nascondere gli orrori della Storia, l’ atteggiamento dell’ autore è generalmente ottimista. Viviamo oggi nell’era più pacifica e sicura della storia umana, su scala mondiale il numero di morti violente è intorno all’ 1,5% del totale dei decessi, inferiore persino al tasso di suicidi, e nonostante i numerosi conflitti locali, una guerra su larga scala è meno plausibile di quanto sia mai stata in passato. L’ impero globale che si sta delineando ha ogni interesse a mantenere la pace entro i suoi confini, che sono ormai il mondo intero.

Quale sarà il prossimo passo ? Che altra rivoluzione ci aspetta ?
Nell’ ultima parte del libro, forse la meno convincente, l’ autore tratteggia un possibile futuro (sempre che Homo Sapiens riesca ad evitare una catastrofe ecologica) fatto di biotecnologie, ingegneria genetica, robotica da cyborg e chip impiantati. Un futuro che nonostante l’ entusiasmo di Harari suona al lettore piuttosto distopico e vagamente ansiogeno. Un futuro che culmina nel cosiddetto “Progetto Gilgamesh”: sconfiggere tutte le malattie e prevenire l’ invecchiamento rendendo gli uomini (o quanto meno una élite di privilegiati) non immortali, perché un incidente può sempre capitare, ma quanto meno “amortali”, esenti dalla morte per cause naturali. Qualcosa di simile alla divinità, con tutte le domande ed i dilemmi che ne conseguono.

Nato come libro di testo per gli studenti del corso di Storia presso l’ Università di Gerusalemme, Sapiens ha avuto un rapido e meritato successo mondiale grazie anche all’ endorsement di personaggi come Bill Gates e presenta una visione originale ed assai stimolante della nostra storia, in grado di affascinare anche  i non addetti ai lavori. Cibo per la mente.

Per chi volesse farsi un’ idea dello stile brillante e delle idee innovative di Harari, consiglio la visione di questa breve TED lecture, disponibile anche con i sottotitoli in italiano.

https://embed.ted.com/talks/yuval_noah_harari_what_explains_the_rise_of_humans

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3 Comments

  1. Curiosamente, in un mio vecchio progetto-proposta per il teatro, partivo proprio da Gilgamesh. Il titolo dello spettacolo sarebbe stato Sfida alla morte. Oltre a Gilgamesh, pensavo di sceneggiare testi di John Donne, il Valdemar di Poe, e ancora Rider Haggard, Virginia Woolf ecc. L’immortalità (o meglio l’amortalità) è il sogno conclusivo dell’uomo. Farà ogni sforzo possibile per ottenerla. Come possa riuscirci è la vera sfida, che per ora riguarda più gli scrittori di fantascienza che gli scienziati. Naturale che Harari si ponga il problema. Le conseguenze di una vittoria sulla morte sarebbero però catastrofiche, se l’umanità non accettasse di trasformarsi in un essere nuovo, che tra l’altro non avrebbe più necessità di riprodursi. Bisognerebbe ripensare la vita e l’economia. Insomma, un bel grattacapo.

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  2. Le ricerche di ingegneria genetica, biomedica, bionica generalmente giustificano se stesse con lo sforzo per combattere le malattie e le disabilità, ma pongono anche problemi etici inediti e di grande complessità. Cosa succederebbe se, cercando una cura per l’ Alzheimer trovassimo una sostanza che potenzia la memoria umana? Dovremmo permetterne l’ uso a tutti? E se potessimo progettare uomini migliori, più forti o intelligenti o resistenti alle malattie? Una razza umana geneticamente modificata ? E se davvero si riuscisse a prolungare indefinitamente la vita? Ne beneficerebbero tutti, e allora cosa fare di tutta questa popolazione, o solo alcuni, una élite di superuomini che diventerebbero simili a dei ? C’ è materia per parecchi racconti dei tuoi…

    Il fatto è che sta succedendo davvero.

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