Turisti e killer

Ci sono libri che raccontano storie drammatiche e addirittura casi che paiono estratti dalla cronaca nera. Ci sono autori che con tali argomenti compongono volumoni ricchi di contenuti sociologici o psicologici, abbelliti da pagine di buona caratura letteraria, stilisticamente pregevoli, da cui traspare l’intento primario di costruire un’opera d’arte, in cui la funzione estetica abbia una sua chiara rilevanza.

Ci sono però altri autori che si liberano di ogni velleità letteraria e mirano al sodo. Il loro principale intento è quello di costruire storie che si leggano con facilità e interesse e che, soprattutto, si possano vendere bene.

Nulla di nuovo sotto il sole. Nei primi decenni del Novecento vi erano autori, come Pierre Souvestre e Marcel Allain, che scrivevano storie molto simili a quelle carlottiane, con notevole successo. Era molto diverso ovviamente il linguaggio, in quanto la parolaccia a quei tempi non era proponibile nemmeno nel contesto di un romanzaccio d’appendice e le scene di sesso erano meno frequenti.

A questi autori bisogna dare atto della coerenza. Il loro stile non è ricercato, ma piuttosto banale, magari presenta anche qualche debolezza e incertezza, ma di tutto questo al lettore non importa un bel niente. Così come non ha molta importanza che i personaggi parlino e pensino in modo prevedibile, secondo cliché seguiti da miriadi di scrittori dello stesso genere di opere. D’altra parte è ben difficile essere originali e artisticamente interessanti dopo migliaia e forse milioni di opere di genere poliziesco e simili. Il lettore apprezza poi quello che è abituato a conoscere, quello che si aspetta, più di quello che costituisce innovazione e rifiuto dell’usuale.

Così avviene per il libro di Carlotto del 2016, Il turista, edito da Rizzoli. Non si tratta però dell’ennesimo inutile libro sul solito serial killer, argomento ricorrente, in tutte le possibili variazioni, e ormai irrinunciabile per gli scrittori italiani di polizieschi. La storia servita sulla tovaglia di carta a scacchi bianchi e rossi dall’abile autore di noir nostrani è mescolata con una spy story, ricca di suspence, come è opportuno in testi di questo genere.

Naturalmente il libro è condotto con solido mestiere e sicuramente piacerà agli appassionati di questo tipo di storie fondate sugli istinti malvagi dell’uomo. Ha inoltre il merito di lasciare aperta la vicenda, come se dovesse prima o poi ricominciare con nuove avventure.

Quando l’autore si sorprende a divagare sul piano sociologico o culturale, rimedia subito, per farsi perdonare, con qualche bell’episodio sexy trash, che più trash non si può. Bisogna però riconoscere che gli elementi parapornografici e di esplicitazione della violenza sono inseriti come condimento, giusto per rendere appetibile il tutto, mentre in alcuni momenti in cui sarebbe stato possibile spargerli a piene mani, l’autore diviene stranamente evasivo, manifestando una predilezione per l’ellissi degna del Manzoni. Devo notare con terrore che uno dei romanzi che sto scrivendo da tempo con estrema difficoltà presenta spesso momenti molto più pesanti ed espliciti, ammesso che il tutto resista alle censure editoriali.

Il reale pregio extra diegetico di questo romanzo d’azione resta comunque la descrizione, credibile e con qualche spunto originale, dell’ambiente veneziano, che a un amante di Venezia come il sottoscritto fa perdonare qualunque sconcezza d’autore.

Se devo trarre una conclusione da questo discorso complesso e purtroppo ancora confuso, posso dire che, come amante della buona letteratura, sono costretto a considerare il turista quale lavoro paraletterario, di basso profilo, decisamente inferiore agli ottimi polizieschi di Simenon o di Conan Doyle, o magari di Agatha Christie o Dickson Carr. D’altra parte, come lettore, non posso che ammirare un prodotto che raggiunge perfettamente il suo scopo (anche se la produzione carlottesca ha ottenuto in passato risultati migliori) e che fa trascorrere qualche ora di svago (o di angoscia) a tanti lettori di bocca buona.

Personalmente però devo confessare che preferisco di gran lunga, per rimanere nel genere, seguire in TV qualche puntata di NCIS (prime stagioni, naturalmente).

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