Realismo terminale

realter

Da anni il poeta Guido Oldani lavora alla costruzione di una corrente letteraria e artistica che sia testimonianza della realtà contemporanea, ma che esprima anche il rimodellarsi della forma artistica attraverso una nuova e più attuale visione del mondo.
Questa nuova maniera di interpretare la storia della nostra epoca è il “realismo terminale”.

Personalmente, ho considerato con interesse questa nuova modalità espressiva, che conduce la poesia e le arti tutte a superare il lirismo individualistico e il ripiegamento sul proprio vissuto per una più ampia riflessione sui comuni destini dell’umanità. Per questo, quasi per scommessa, ho voluto contribuire a un’antologia poetica che intendeva sperimentare le modalità espressive e stilistiche della nuova corrente.

Devo dire che la mia visione critica di un’evoluzione che potrebbe avere come esito finale la totale meccanizzazione e disumanizzazione del pensiero umano, mi portava a navigare di conserva con il realismo terminale. Inoltre, confesso di essere stufo di proposte letterarie che si caratterizzino per l’assenza subtotale di una concezione del mondo e di veri e non artificiosi contenuti.
Mi infastidisce lo sperimentalismo fine a se stesso e l’utilizzo di un lessico innaturalmente ricercato. Quante volte, nel leggere una poesia o una poesia in prosa, si ha la sensazione che lo scrittore voglia semplicemente rendere pubblica la sua abilità di giocoliere della parola e la sua straordinaria conoscenza del linguaggio? Quante volte il lettore si chiede se e in quale modo quel testo possa essere considerato testimonianza della nostra epoca.

A questo punto, anziché proseguire nell’enunciazione di un pensiero che potrei solo riassumere in maniera forse impropria, preferisco riproporre qui, su Biblioscalo, il manifesto breve del realismo terminale, come appare sul sito di Guido Oldani.

A TESTA IN GIÙ
MANIFESTO BREVE DEL REALISMO TERMINALE

La Terra è in piena pandemia abitativa: il genere umano si sta ammassando in immense megalopoli, le “città continue” di calviniana memoria, contenitori post-umani, senza storia e senza volto.
La natura è stata messa ai margini, inghiottita o addomesticata. Nessuna azione ne prevede più l’esistenza. Non sappiamo più accendere un fuoco, zappare l’orto, mungere una mucca. I cibi sono in scatola, il latte in polvere, i contatti virtuali, il mondo racchiuso in un piccolo schermo.
È il trionfo della vita artificiale.
Gli oggetti occupano tutto lo spazio abitabile, ci avvolgono come una camicia di forza. Essi ci sono diventati indispensabili. Senza di loro ci sentiremmo persi, non sapremmo più compiere il minimo atto.
Perciò, affetti da una parossistica bulimia degli oggetti, ne facciamo incetta in maniera compulsiva.
Da servi che erano, si sono trasformati nei nostri padroni; tanto che dominano anche il nostro immaginario.
L’invasione degli oggetti ha contribuito in maniera determinante a produrre l’estinzione dell’umanesimo. Ha generato dei mutamenti antropologici di portata epocale, alterando pesantemente le modalità di percezione del mondo, in quanto ogni nostra esperienza passa
attraverso gli oggetti, è essenzialmente contatto con gli oggetti.
Di conseguenza, sono cambiati i nostri codici di riferimento, i parametri per la conoscenza del reale.
In passato la pietra di paragone era, di norma, la natura, per cui si diceva: «ha gli occhi azzurri come il mare», «è forte come un toro», «corre come una lepre». Ora, invece, i modelli sono gli oggetti, onde «ha gli occhi di porcellana», «è forte come una ruspa scavatrice», «corre come una Ferrari». Il conio relativo è quello della “similitudine rovesciata”, mediante la quale il mondo può essere ridetto completamente daccapo.
La “similitudine rovesciata” è l’utensile per eccellenza del “realismo terminale”; il registro, la
chiave di volta, è l’ironia. Ridiamo sull’orlo dell’abisso, non senza una residua speranza: che
l’uomo, deriso, si ravveda. Vogliamo che, a forza di essere messo e tenuto a testa in giù, un po’ di sangue gli torni a irrorare il cervello. Perché la mente non sia solo una playstation.
Firmato
Guido Oldani
Giuseppe Langella
Elena Salibra

Comunicato stampa:
Cronistoria del “realismo terminale”
Il realismo terminale è un gruppo, di poeti e non solo, che si ispira all’omonimo manifesto pubblicato da Guido Oldani nel 2010. Alla stampa di quello scritto, circolato anche negli Stati Uniti e in altri paesi, è seguito un dibattito su giornali e riviste letterarie.
Dal convegno di Cagliari del 2012, momento culminante del Festival dei “Traghetti di poesia”, è uscito un secondo libretto, La faraona ripiena, a cura di Giuseppe Langella ed Elena Salibra, che ha visto il concorso di medici, matematici, filosofi, antropologi e psicanalisti, oltre che di poeti e critici, impegnati a discutere, dai rispettivi punti di vista, le tesi del “realismo terminale”. Nel 2013,
all’interno di “Bookcity”, si è svolto un secondo convegno, a Milano, con la partecipazione anche di giovani laureati che hanno cominciato a studiare il fenomeno.
Da ultimo, al Salone del libro di Torino, presso lo spazio dell’associazione Sant’Anselmo, il 10
maggio 2014 , è stato dato l’annuncio ufficiale della prossima pubblicazione, ancora per le cure
di Langella, di un’antologia del “realismo terminale” che vuole lanciare, in un panorama letterario abbastanza asfittico, una nuova, riconoscibile, tendenza.

In questo modo, invece, mi sforzavo di offrire una mia prima interpretazione del realismo terminale in un breve pezzo del dicembre 2016:

Se la poesia deve essere testimonianza e comunicazione della realtà, non può limitarsi a riflettere il mondo del passato, a raccontare la lotta dell’uomo per sopravvivere malgrado l’ostilità e il dominio oppressivo della natura.
Nel nostro tempo gli uomini, sottratti alla natura, urbanizzati, compressi in un ambiente artificiale sempre più pervasivo, si ritrovano accatastati assieme agli oggetti in una nuova Babele, un miscuglio di razze, di lingue e di religioni. Arte e poesia non possono non rendersene conto e proseguire sulle strade comode e sicure della tradizione.
Questa tendenza a osservare il presente, fatta propria a volte in maniera inconsapevole dalla poesia, viene esplicitata nella formula del realismo terminale, in cui gli oggetti, anche i più scomodi e antipoetici, divengono protagonisti, così da porsi, davanti alla coscienza dell’artista, come termini di paragone.
Resta da chiedersi se si possa andare oltre, prevedere uno sviluppo di questa concezione del mondo.
Quando, molti anni fa, con spontaneità e scarsa consapevolezza, scrivevo poesie come Uomo-macchina o anche poesie-canzone come Malinek, capivo confusamente di accostarmi a una visione della realtà che tendeva a muoversi oltre l’uomo, verso un mondo in cui l’uomo non solo era circondato dai suoi oggetti, ma diveniva lui stesso oggetto, cosa, integrandosi, come l’uomo di ferro, con la materia inanimata. Era la logica stessa di Tetsuo, delirio cyberpunk, fusione della biologia con la cibernetica. In questa stessa direzione si indirizzava la creazione di Aurora, la donna perfetta, essere bionico, insieme di carne e circuiti, del mio racconto La perfezione, estrema espressione del mito hoffmanniano di Olympia. Questo potrebbe essere quindi il passo ulteriore. Dopo aver acquisito coscienza del proprio convivere con gli oggetti in una realtà antropizzata e deturpata (ricordiamoci delle montagne di rifiuti che costituiscono lo sfondo sostanziale di Underworld di DeLillo o del fiume-deposito di oggetti in Suttree di McCarthy), l’uomo tende a integrarsi in quella stessa realtà, divenendo parte dello stesso degrado da lui generato.

Un tentativo, scritto a più mani, da poeti di varia provenienza, di accostarsi a questa corrente poetica è il bel volumetto Novecento non più (verso il realismo terminale), a cura di Diana Battaggia e Salvatore Contessini, con una lettera di Guido Oldani, in vendita presso le edizioni La Vita Felice.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s